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EINESPRESSOBITTE: storia di un'emigrata italiana in Germania

- Perché bisogna sempre scendere a compromessi, farsi passare davanti dal figlio del potente di turno, o partire già scoraggiati perché “tanto non conosco nessuno che mi può raccomandare”? -

A questa domanda Simona ha dato una risposta: emigrare in un altro Paese. Così si è trasferita in Germania, con suo marito, dove sta cercando di ricostruire il proprio presente e il proprio futuro. Ha aperto un blog, einespressobitte,  nel quale scrive della sua vita in Germania,  condivide informazioni: - L’ho chiamato così perché è la prima frase che ho imparato ed è quella che mi accompagna più spesso. Mi fa sentire un po’ italiana e un po’ tedesca. - 

Simona si è trasferita a Freising, piccola città della Baviera e questa e la sua sua storia:

   "Per me emigrare è stato come tagliare il cordone ombelicale: verso i 15 anni ho iniziato a sentire la “spinta” per il distaccamento e col tempo questa pulsione è cresciuta fino a portarmi fuori dai rassicuranti confini di Mamma Italia.

Inghilterra, Svizzera, Francia, per i primi tentativi di indipendenza e infine -o forse no- Germania.

Per capire cosa volevo fare da grande ho provato a fare vari lavori: da dipendente, per imparare a rispettare delle gerarchie, da autonoma, per toccare con mano la “responsabilità” del proprio lavoro, a contatto col pubblico, per imparare il più possibile dagli altri e non a contatto col pubblico, per prendermi una pausa dalla socialità.

Quando rileggo il mio curriculum sorrido, perché ad ogni periodo lavorativo corrisponde un’esperienza, bella o brutta, ma sempre di vita si tratta.

  Il mio ultimo lavoro in Italia è stato in pubblica amministrazione, un giorno ho deciso che volevo cambiare le cose, così mi sono messa a studiare a testa bassa, anche la notte, per superare un concorso che sembrava fatto per me. La gioia del concorso superato e l’amaro in bocca nello scoprire che quello che avevo studiato sui libri non corrispondeva alla realtà. Forse non ero la persona adatta, forse avevo troppi ideali, ma di una cosa ero certa: volevo cambiare quel sistema. Non ci è voluto molto prima che mi rendessi conto che era il sistema che voleva cambiare me.

Così eccomi qui, la decisione di emigrare l’abbiamo presa insieme, io e mio marito. Un paese nuovo, una lingua da imparare, una rete sociale da costruire da zero, tante novità, entusiasmo e molte paure! Ho staccato il cordone ombelicale dal mio paese d’origine per ritornare a nascere dal grembo di un’altra terra. Devi ricominciare tutto da capo, ogni giorno è una scoperta, ogni giorno è una sfida, ma anche un risultato.

Appena arrivata in Germania la prima cosa che ho fatto è stata iscrivermi ad una scuola per imparare il tedesco. Le sere d’inverno a lezione me le ricorderò per sempre, un gruppo di persone provenienti da tanti paesi differenti, ma con un obiettivo comune: ricostruire il proprio futuro.

E poi a casa a studiare, a ripetere, a leggere, ad ascoltare, gli errori, la pazienza delle persone che mi correggevano e mi correggono tutt’ora. Certo non è facile, ma non è neanche impossibile. Ci vuole tenacia e una buona dose di cocciutaggine.

Diventa tutto una “prima volta”.

La prima volta che vai in un ufficio, tu che sei abituato alla tua città, magari piccola come quella dalla quale vengo io, dove entri in Comune e conosci tutti e invece, ti ritrovi a cercare col navigatore l’indirizzo, a chiedere informazioni alle persone, ad aspettare davanti ad una porta dietro alla quale ci sono persone che non conosci.

La prima volta che vai dal medico e devi spiegare quello che hai in un’altra lingua, se ci penso ora sorrido, e ringrazio la mia italianità fatta di gesti, con quelli si arriva dappertutto.

La prima volta che fai una telefonata e sudi freddo perché capisci solo la metà di quello che ti viene detto.

E tutte le volte è una continua scoperta! 

 Io ho deciso di intraprendere il  mio percorso di emigrazione con occhi da  bambino, ogni giorno una scoperta, ogni  giorno una sfida da superare, ogni giorno  un sorriso da dare e uno da ricevere.  Anche se ci sono i giorni in cui il cervello  fuma dopo ore a pensare e produrre in  un’altra lingua, ma l’importante per me è  tener ben presente perché sono qui, i  miei obiettivi.

Qui mi sono “creata” i miei lavori, ho deciso di mettere a frutto le mie passioni: collaboro con un giornale italiano, insegno italiano e francese e da inizio ottobre terrò dei corsi di cucina. Scrivere e cucinare sono le mie passioni e qui sono riuscita a  tramutarle in un lavoro.

E questo, ora, è il paese nel quale mi sento a Casa. Freising è diventata la mia città. Ed è qui che mi sento a mio agio.

“Non esiste il paese perfetto, ma esistono paesi che danno più opportunità di altri”, purtroppo in Italia manca questo: la  possibilità, l’opportunità, l’ occasione. Lavoisier diceva “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, ma sembra che in Italia funzioni diversamente “niente si crea, tutto si distrugge e niente si trasforma”. Manca l’investimento sui giovani, loro che sono il futuro e che hanno tanto da dare e da dire. I giovani creano, i giovani trasformano, i giovani sognano.

Proprio ieri un amico che mi segue sul blog mi ha fatto leggere un pezzo di Roberto Saviano, che cita le parole di Danilo Dolci “ Ciascuno cresce solo se sognato”; Saviano spiega “significa che io cresco solo se faccio parte del sogno di qualcun altro, significa che perché una comunità cresca, a volerlo - anzi, a sognarlo - devono essere le persone che ne fanno parte”. Non penso ci sia modo migliore per dire cosa dovrebbe fare l’Italia ora: permettere ai ragazzi di sognare e di farlo  nel proprio paese, senza essere costretti a dovere andare a rincorrere i propri sogni oltre confine."

Simona

 

Tag(s) : #storie