Il settore imprenditoriale in Italia non è dinamico. Il nostro Paese, rispetto agli altri, è indietro non solo nella promozione del settore ma anche nel raccoglierne i frutti. La situazione è stata declinata nell’ EY G20 Entrepreneurship Barometer, il rapporto redatto da Ernst&Young sui dati del 2013. Quali sono, dunque, i Paesi più attraenti per l’impresa? Di certo non l’Italia che, nelle classifiche stilate in base ai parametri presi in considerazione per analizzare il tessuto imprenditoriale dei Paesi del G20, occupa le ultime posizioni.
I parametri sono 5:
Accesso ai finanziamenti
Istruzione e Formazione
Norme e Fisco (incentivi e procedure di avvio dell’attività, cultura imprenditoriale- R&D)
Rischio d’impresa
Supporto coordinato (adesione ai cluster, incubatori, associazioni)
Le difficoltà iniziano con il generale clima aziendale, in particolare con quella che viene definita come cultura imprenditoriale: solo il 27% degli intervistati ha dichiarato che l'Italia ha una cultura che sostiene l'imprenditorialità, mentre la media dei Paesi del G20 è del 56%. Nella classifica sulla percezione della cultura imprenditoriale l'Italia occupa il 13° posto.
Andrea Vogel (Leader EMEIA Strategic Growth Markets at Ernst&Young) spiega come la cultura d'impresa sia una parte importante del contesto. "Per incoraggiare gli imprenditori un Paese ha bisogno di un insieme di credenze che rendono l'imprenditorialità una scelta di carriera valida e rispettata, è per questo importante rimuovere ogni tipo di stigmatizzazione del fallimento. Le leggi fallimentari devono trovare il giusto equilibrio tra la tutela degli interessi dei creditori e offrire all'imprenditore un'altra possibilità".
Come si vede anche nell'infografica, nella classifica che si riferisce "all'atteggiamento nei confronti del fallimento" l'Italia è all'ultimo posto.
Gli imprenditori italiani sono sempre più esposti alla concorrenza delle economie a rapida crescita come la Cina. Avviare un'impresa in Italia è difficile: costi elevati, difficoltà nel trovare finanziamenti, sistema fiscale troppo complesso. Se da un lato il Made in Italy rimane un valore economico riconosciuto a livello mondiale, dall'altro il settore innovazione registra un notevole ritardo rispetto agli altri Paesi. Solo il 5% degli imprenditori intervistati ritiene che in Italia l'accesso al credito sia semplice (rispetto alla media del G20 del 24%). Nei casi in cui una start- up, nel nostro Paese, riesce a superare la prima fase d'incubazione incontra molti ostacoli nell'accesso al c.d "expansion capital", utile alla crescita e alla stabilizzazione dell'azienda. Nelle classifiche relative all'accesso al credito e all'expansion capital l'Italia occupa rispettivamente il 19° e il 17° posto.
Migliore appare la situazione dal punto di vista dell'istruzione e formazione: l'Italia infatti destina il 4.6% del PIL per l'educazione (media G20 4.8%), ma nonostante questo gli imprenditori lamentano carenze di competenze. Uno dei problemi pare essere legato alla sempre crescente emigrazione dei giovani verso altri Paesi. In tutta l'UE il tasso d'iscrizione alla scuola superiore è al 61.2%, mentre in Italia è al 66% (media G20 53.5%), ma solo il 17% della forza lavoro ha una qualifica superiore e questo dipende dal fatto che le persone di talento decidono di perseguire opportunità che a quanto pare solo l'estero è in grado di offrire. Secondo il rapporto gli standard del sistema educativo italiano sono buoni, ma non c'è abbastanza specializzazione. Presi insieme questi problemi rappresentano, per gli imprenditori, le principali difficoltà nel reclutare persone con le competenze necessarie.
19° posto invece per supporto all'imprenditorialità da parte di associazioni, incubatori o iniziative del Governo. Solo il 6% degli imprenditori intervistati ha utilizzato incubatori negli ultimi 3 anni, contro una media del G20 del 21%. Gli incubatori d'impresa possono svolgere un ruolo fondamentale perché contribuiscono a creare legami tra settore pubblico, privato, investitori, imprenditori, università e organizzazioni non governative, aiutano quindi a costruire una vera e propria rete imprenditoriale supportata da soggetti appartenenti a varie realtà. Una rete che, a quanto pare, in Italia stenta a formarsi.
Terz'ultimo posto anche nella classifica relativa a Norme e Fisco. In Italia la tassazione complessiva è al 68.3% contro una media del G20 del 49.7%. Paradossalmente per avviare una start - up nel nostro Paese le procedure sono 6 (media G20 7.6%) e solo 6 giorni (contro una media G20 di 22 giorni), mentre per quanto riguarda i costi di avvio siamo al 17.7% rispetto ad una media del 9.4% ( 8 punti in più della media degli altri Paesi.)
