Una guida per aspiranti emigranti che affronta le dinamiche legate all’esperienza migratoria. “Good Time for a Change”, il documentario realizzato da Danilo Melideo, racconta il fenomeno della nuova emigrazione giovanile con grande ironia: dalle strategie messe in atto per sopravvivere nel nostro Paese alla decisione di cercare altrove la propria felicità.
Ma chi è Danilo Melideo e come è nata l’idea di realizzare questo documentario? Ne abbiamo parlato con il protagonista di questo progetto.
- Sono nato in Abruzzo nel 1980, all’inizio del decennio degli Yuppies, dei Righeira e del Commodore 64, e sono cresciuto a Manoppello, un paesino in provincia di Pescara. A 19 anni è iniziata la mia prima migrazione, dall’Abruzzo all’Umbria, per fare l’università a Perugia. Dopo la laurea è stato il momento della seconda migrazione, da Perugia a Roma, per cercare lavoro nella capitale… e dopo altri sette anni si ipotizza un’ulteriore migrazione, ma stavolta decisamente più estrema. Quindi non mi definirei un vagabondo, ma qualcosa che ci s’avvicina sì. -
Nel prologo del documentario parli delle strategie messe in atto per sopravvivere in questo Paese. Cosa non ha funzionato?
- In Italia un giovane che ha delle aspirazioni per perseguire i propri obiettivi il più delle volte non deve dimostrare di avere capacità ma deve guadagnarsi l’invito ad entrare in un determinato ambiente da chi già lo occupa. Questa caratteristica dell’Italia ha effetti devastanti. Le relazioni di potere hanno molto più peso delle competenze. A cascata quindi tutte le strategie che vanno al di fuori di questa logica sono destinate a fallire. Poi, ovvio, non voglio generalizzare. Per fortuna non è sempre così, ma bisogna prendere atto che molto spesso le cose vanno in questa direzione.-

Come sei riuscito a realizzare il tuo progetto, “Good time for a change” ?
- Come accennavo prima, non ho mai accettato né raccomandazioni né compromessi e questo mi ha pregiudicato la possibilità di entrare in alcuni circuiti di finanziamento. Ma fare un film, seppur documentario e autobiografico, ha delle spese. Come pagare un cameraman, un fonico ecc. Quindi, oltre ad investire tutti i miei risparmi, ho attivato una campagna di raccolta fondi attraverso il sistema del crowdfunding, in cui chiunque fosse interessato all’argomento può sottoscrivere delle quote del progetto.
A questo link http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2183.html si può accedere alla campagna di crowdfunding italiana, la cui scadenza per poter contribuire è il 22 maggio 2013.
Oltre a questa abbiamo appena aperto un’altra pagina di crowdfunding, stavolta rivolta principalmente ad un pubblico internazionale, alla quale si può accedere da quest’altro link http://www.indiegogo.com/projects/good-time-for-a-change--2/x/3078512 e la cui scadenza è prevista per il 17 giugno 2013. -
Ti sei auto definito un “aspirante migrante” il cui pensiero di poter andar via quando si vuole è addirittura rassicurante. Ma tra il dire e il fare… cosa c’è?
- Scoprire cosa c’è è uno degli obiettivi del documentario. Tra soldi necessari per affrontare la trasferta, imparare la lingua, risolvere le questioni burocratiche, abituarsi a nuovi stili di vita e via discorrendo, le questioni da affrontare sono davvero tante. Ma nel mio caso, visto che mi sto spostando dall’altra parte dell’oceano, penso di poter rispondere esattamente come il detto: tra il dire e il fare c’è di mezzo oggettivamente il mare. -
A parte lo zio Italo (capirete chi è guardando il video), come mai hai deciso di andare proprio a Toronto?
- Il Canada rispecchia abbastanza bene l’idea di terra promessa. Le condizioni di vita sono buone, il lavoro pare che non manchi e, secondo alcuni studi, Vancouver e Toronto sono tra le città più vivibili al mondo. Quindi considerando che a Toronto ci sono i miei parenti nonché un amico emigrato da poco (che mi sta aiutando nel documentario), la prima meta della mia ricerca non poteva che essere questa. -
Cosa porterai con te dell’Italia e cosa invece lasci senza rimpianti?
- Devo chiarire una cosa: per ora la mia migrazione non è definitiva. Sto andando in Canada per farmi un’idea di cosa significa emigrare e ad oggi ancora non so se mi stabilirò lì. Per cui il distacco dall’Italia in questo momento non ha i contorni di un addio. Magari lo avrà fra qualche mese se deciderò di restare, ma ora il mio obiettivo è capire. Del resto, se non dovessi trovarmi bene in Canada, non escludo di spostarmi a cercare la terra promessa altrove. Continuando, ovviamente, a documentare questa mia ricerca. Quello che comunque porterei con me dell’Italia sono sicuramente gli affetti, il cibo e lo spirito d’inventiva tipico degli italiani. Quello che invece spero di lasciarmi alle spalle è un sistema ingessato e corrotto che disincentiva ogni iniziativa. -
Vorremmo curiosare un po’ nella tua valigia. Qual è il tuo kit di sopravvivenza per l’estero?
- Nel kit di sopravvivenza all’estero c’è: abbondante caffè per svegliarsi la mattina, dizionario tascabile d’inglese e i miei fumetti, che non credo riuscirò a trovare in Canada. -
Se volete sostenere il progetto di Danilo non dimenticatevi di andare su questa pagina e sottoscrivere una quota - avete tempo fino al 22 maggio 2013 - in questo modo potrete contribuire a:
-Spese di produzione
- Spese di post-produzione
- Acquisto di musica (diritti d'autore)
- Spese di promozione
Voi che dite, it's a good time for a change?

