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Davide Bolognesi, nasce a Padova dove nel 2002 consegue la laurea in Scienze Politiche. Dopo due master, uno a Padova e uno a Cambridge, diventa ricercatore all'Università di Bologna fino al 2010. Nel 2012 si trasferisce in California dove attualmente ricopre un ruolo presso l’ufficio del Governatore Edmund G. Brown Jr settore business and economic development.

Davide Bolognesi, nasce a Padova dove nel 2002 consegue la laurea in Scienze Politiche. Dopo due master, uno a Padova e uno a Cambridge, diventa ricercatore all'Università di Bologna fino al 2010. Nel 2012 si trasferisce in California dove attualmente ricopre un ruolo presso l’ufficio del Governatore Edmund G. Brown Jr settore business and economic development.

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     Perché hai deciso di trasferirti all’estero?

Nel 2010 dopo essere stato per tre anni ricercatore all’Università di Bologna e scaduto l’assegno di ricerca cercai di trovare un lavoro stabile fuori dal mondo accademico, ma non lo trovai. Dopo due anni di precariato, l’assenza di opportunita’ e il desiderio di provvedere per la mia famiglia decisi di mollare tutto e partire. L’Italia è  nel XXI secolo dal punto di vista temporale, ma resta nel XVI secolo dal punto di vista culturale. Corporazioni inossidabili, signorie di ferro e vari feudi continuano a dominare indisturbati a distanza di secoli e purtroppo a trattenere l’Italia lontana dalla modernità che ha conosciuto il resto d’Europa dalla Riforma Protestante in poi. Scegliere di voler vivere in California non credo sia difficile per nessuno... La California mi ha sempre attratto da quando adolescente ascoltavo in un vecchio mangia cassette sgangherato le canzoni dei Beach Boys e sognavo delle spiagge dorate. Eppure dal punto di vista della geografia la California è molto meno diversa dall’Italia di quanto si pensi, ma resta pur sempre la frontiera tecnologica ed economica degli Stati Uniti d’America. 

Hai fatto diversi lavori, dal cameriere al pizzaiolo. È stato difficile trovare un impiego che fosse in linea con la tua formazione? Che difficoltà hai incontrato?

Sono arrivato in America con solo due valigie in mano, ma tanti sogni per la testa. In Italia, l’anno della mia partenza, ero disposto a lavorare ovunque, mandai perfino il mio CV al nuovo McDonalds in apertura a Bologna, ma neppure Mc Donalds mi offrì l’opportunità di fare un colloquio nonostante avessi maturato una esperienza internazionale nel settore, sopratutto all’estero presso Burger King e Pizza Hut.

In California due mesi dopo aver messo piede a terra firmai il mio primo contratto di lavoro, il primo di tanti! Nel giro di sette mesi feci diversi lavori partendo da quello di cameriere, passando per quello di pizzaiolo e poi di facchino fino ad arrivare a lavorare come analista per Google. Le difficoltà sono state tante, comuni a tutti coloro che arrivano con le tasche vuote, ma il cuore colmo di speranze in un paese che non conoscono. All’inizio è stata dura, non sono mancati neppure i momenti di scoramento e la paura di non farcela, ma devo dire che lo Spirito Santo mi ha sostenuto nel mezzo di tutte queste difficoltà.

Hai vinto un concorso per cui sei stato selezionato per ricoprire una posizione direzionale presso l'Ufficio del Governatore della California. Attualmente ti occupi di relazioni con investitori internazionali per lo Stato della California, hai redatto il piano  strategico per l'attrazione degli investimenti internazionali, hai compilato e gestito la prima lista d'investimenti statali per 1,6 miliardi di dollari. Pensi che una cosa del genere, in Italia, sarebbe mai possibile?

Sono stato anche rappresentante Ufficiale dello Stato della California presso il Ministero del Commercio USA a Washington in ambito di attrazione di investimenti internazionali per la nona potenza economica al mondo. Se una cosa simile potrebbe accadere in Italia? Certamente si, non ho alcun dubbio.

Che requisiti erano richiesti per partecipare a questo concorso? Hai mai dubitato della gestione e trasparenza dello stesso?

Il concorso per ricoprire l’incarico presso l’Ufficio del Governatore dello Stato della California richiedeva che il candidato avesse 4 anni di esperienza equivalente in un settore affine per competenze acquisite, oppure 2 anni di esperienze di lavoro e il possesso di un Master in un settore collegato. Avendo ottenuto un Master in Commercio Internazionale presso l’Università di Padova avevo le competenze necessarie per partecipare al bando in oggetto. Una volta superato questo primo livello bisogna superare un normale colloquio di lavoro. Ho superato due colloqui di lavoro a distanza di poco l’uno dall’altro. Ovviamente mentre lo facevo non avevo alcuna idea sul funzionamento e tanto meno sulla trasparenza delle procedure di selezione della classe dirigente dello Stato della California. Oggi invece, a distanza di un anno, e avendo io stesso assistito al processo di selezione dall’interno, mi rendo conto dell’assoluta trasparenza delle procedure di selezione anche ai più alti livelli dell’amministrazione dello Stato. Nella selezione del personale dirigente dello Stato della California il merito domina su ogni altra considerazione. Questo vale sia nel pubblico come nel mio caso e tanto più nel privato.

Nel 2013 hai ricevuto il premio “Young Veneto Excellence Award”, cosa significa per te?

Ovviamente ricevere il premio “Giovani eccellenze venete nel mondo” mi ha fatto piacere, ma mi ha fatto anche riflettere.  Questo premio, infatti, sottolinea l’esistenza di un fenomeno in continua crescita, ma ancora poco compreso. Ogni giorno centinaia di giovani talenti emigrano alla ricerca di migliori condizioni professionali e di vita. Secondo l’Istat nel 2012 (l’anno in cui sono partito anche io dall’Italia) si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero circa 70mila italiani (erano 50mila del 2011 e 40mila del 2010). Questi dati danno l’idea di un fenomeno in forte crescita, ma sottostimano il numero dei nostri connazionali che sono effettivamente emigrati: chi se ne va non sempre cancella il proprio nome dai registri pubblici o magari lo fa dopo qualche anno, quando ormai è certo di non tornare più. Di questi giovani, il 22% possiede una laurea e ha un’età media di 34 anni. E nonostante sempre più italiani si affermino professionalmente all’estero e costituiscano una grande risorsa per il paese, l’Italia non sa chi sono e soprattutto non li sfrutta come dovrebbe. Si parla spesso, in modo laconico, di brain drain o fuga dei cervelli, eppure premi come il Young Veneto Excellence Award svolgono una funzione importante e positiva. Evidenziando la presenza di questi talenti su scala globale si favorisce infatti, sia un loro eventuale ritorno, sia un possibile loro sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il premio YVEA è, ad oggi, uno dei pochissimi strumenti che svolgono questa importante funzione di identificazione e riconoscimento dei talenti italiani nel mondo.

Davide Bolognesi, dall'incarico presso l'ufficio del Governatore della California al progetto "La Fonderia dei talenti"

Cos’è la Fonderia di talenti?

Durante uno scambio di vedute con Sergio Nava di Radio24 su come cercare di facilitare un più ampio contributo dei tanti italiani all’estero al paese di origine, Sergio mi accennava del lancio allora imminente di un progetto di un imprenditore di Milano chiamato la Fonderia dei talenti. Non avevo alcuna idea di cosa fosse, cosi andai a visitare il sito e notai che quello che mi girava per la testa da alcuni mesi, qualcuno l’aveva fatto e fatto bene. Immediatamente mandai un messaggio a Lorenzo Pompei per complimentarmi del progetto e rendermi disponibile in qualunque modo. Da li è nata una fruttuosa collaborazione che ha portato alla nascita del Club dei Fonditori, l’unità strategica e operativa del gruppo. Il club funge da testa e braccio della Fonderia per sviluppare iniziative che valorizzino fino in fondo il talento italiano nell’era della globalizzazione. Lo scopo è diventare un mezzo di collegamento tra italiani e imprese per promuovere il genio italiano nel mondo. 

Come si sviluppa questo progetto?

Il progetto nasce per risolvere uno dei principali problemi che affligge le piccole e medie aziende italiane (ovvero il 95% delle imprese italiane), ossia la difficoltà nel reperire professionisti qualificati per la promozione del Made in Italy nel mondo. Molti di questi talenti sono negli ultimi anni andati all’estero dove si distinguono in ruoli di primo piano presso multinazionali straniere. Con il lancio della Fonderia siamo oggi in grado di localizzare queste eccellenze italiane su scala globale. Per esempio, fino a ieri, una azienda italiana che volesse sviluppare una nuova piattaforma software e giocare nella Serie A del settore doveva trasferirsi nella Silicon Valley, dove si trovano i giganti dell’IT a livello mondiale come Google e Apple. Da domani questo non sarà più necessario grazie alla possibilità di individuare, tramite la Fonderia, professionisti italiani specializzati che già lavorino nella Silicon Valley. Questi professionisti potranno svolgere una attività di consulenza di vario tipo per permettere ad aziende anche di piccole dimensioni di competere con i colossi californiani. La fonderia fornisce cosi uno strumento unico per le aziende italiane che vogliano affermarsi su scala globale con una riduzione notevole dei costi rispetto alle tradizionali strategie di espansione sui mercati esteri come fiere, joint-ventures o delocalizzazione. Nel giro di appena due mesi dal lancio (Novembre 2013) la Fonderia ha registrato una crescita del 350% di iscritti e nel 2014 punta a raggiungere oltre 10mila iscritti (del quale il 70% all’estero) diventando cosi il principale alleato affianco alle aziende italiane alla conquista del mercato mondiale.

     In che modo la Fonderia puo’ essere utile agli Italiani all’estero?

La Fonderia punta a diventare il principale strumento di collegamento tra italiani all’estero e gli italiani che all’estero vogliano andarci. Fino a ieri era molto difficile per gli italiani sapere dove si trovassero i propri connazionali una volta all’estero. Mentre una volta l’aggregazione si formava (per esempio in America) attorno alla Little Italy, oggi l’immigrazione italiana e’ molto meno individuabile rispetto al passato. Ecco che un portale come La fonderia può fornire quel collegamento tra italiani sparsi nel mondo che fino ad oggi era mancato. In aggiunta La fonderia permette alle aziende italiane di localizzare i talenti italiani in base alle competenze tramite il portale stesso. Cosi una azienda che cerchi, per esempio, uno professionista in marketing o UX graphic design può individuare queste capacità tramite una semplice ricerca incorciata sul portale. Queste funzionalià aggiuntive inoltre permettono agli italiani all’estero e non di presentarsi alle aziende in modo nuovo e alle aziende di rinvenire professionalità che fino ad ieri era difficile individuare cosi velocemente. Sono certo che La fonderia si affermerà sempre più come un luogo di incontro e di scambio di idee tra professionisti in Italia e il resto del mondo.

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Tag(s) : #storie, #eccellenze italiane