Il “Fuori dall’Italia” mi ha sempre affascinato, come gli emigrati che tornavano in Sardegna dopo una vita trascorsa all’estero. Mi sono sempre chiesta, sin dall’infanzia, cosa c’era fuori dalla mia piccola isola e cosa portava qualcuno a decidere di lasciarla, ma non avrei mai pensato di diventare una di loro.
Ho sempre sognato un futuro legato ai viaggi e alle relazioni internazionali, ma pensavo di poterlo fare dentro le mura nazionali. Il mio sogno nel cassetto era di vendere nel mondo prodotti tipici italiani, un lavoro che mi avrebbe permesso di viaggiare restando sempre ancorata a una calda e accogliente, città italiana.
Per tentare di raggiungere questo sogno ho scelto un percorso universitario un po’ fuori dagli standard: comunicazione internazionale alla triennale ed economia e gestione aziendale alla specialistica. Nulla di strano se non fosse che questi cinque anni sono stati trascorsi in cinque stati diversi!

Sono tanti i motivi che spingono qualcuno a lasciare la propria patria, nel mio caso, l’attuale crisi del mercato del lavoro in Italia ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale, inoltre nel nostro paese si è ancora convinti che i giovani non abbiano nulla da apportare agli adulti, devi stare buono e calmo fino ai 40anni e dopo, se sei fortunato, puoi aspirare a qualcosa di serio e concreto.
Da questo punto di vista, purtroppo, all’estero si sta meglio. Certo, non si ha il clima, il cibo, la cultura, la bellezza dei paesaggi che si possono trovare in Italia, ma c’è ordine, precisione, responsabilità e soprattutto crescita.
Io ho iniziato la mia carriera con uno stage retribuito in Francia. Dopo lo stage, ho cominciato a cercare un impiego, non è stato facile e mi sono accontentata di un lavoro, ma soprattutto di una retribuzione che molti dei miei vecchi colleghi italiani non avrebbero mai accettato. Si laureano e si vogliono manager e per questo pensano che all’estero sia più facile, ma non è così: all’estero ci sono più opportunità, ma le cose te le devi guadagnare, nessuno ti regala nulla, ci vuole tanta umiltà e sacrificio.
Lavorare ore e ore per uno stipendio misero, fare fotocopie se ce n’è bisogno, portare caffè nelle riunioni succede anche in Francia con l’unica differenza che agli stagisti non pesa perché sanno che l’altro lato della medaglia è fatto di responsabilità; io, ad esempio, durante il periodo di stage sono partita per dei viaggi di lavoro. Non so quante aziende in Italia mi avrebbero concesso lo stesso privilegio. Dopo lo stage l’azienda ha deciso di assumermi e sono rimasta con loro per ben due anni nella divisione Marketing Internazionale. La voglia di tornare a casa non è mai andata via, volevo tornare in Italia perché desideravo provare l’esperienza di lavorare nel mio Paese, una cosa che dovrebbe essere assolutamente normale, ma che oggi sembra quasi un paradosso.
Tuttavia la ricerca è stata difficile quindi ho allargato le mie vedute anche ad altri paesi. Per trovare il lavoro che volevo non mi sono data limiti di tempo e confini, cosa che spesso bisogna fare per non arrivare ad “invecchiare” senza crearsi un background professionale. Ho trovato allora lavoro in un'azienda francese in Inghilterra come responsabile Marketing per Italia e Spagna. Ancora una volta, invece di vendere il Made in Italy in Francia, mi sono ritrovata a vendere il Made in France in Italy.
Vivere all’estero non è poi così difficile, se si è organizzati, le difficoltà sono piuttosto sentimentali; lasci la famiglia, gli amici, e soprattutto lasci una parte di te. Il mio più grande desiderio in questo momento è poter tornare in Italia e mettere in pratica quello che ho imparato fuori; non essere riuscita a trovare lavoro nel paese che amo è per me motivo di grande delusione, lo vivo quasi come un fallimento personale.

Malinconie a parte sono comunque molto contenta del percorso che ho intrapreso, è un’esperienza di crescita personale e professionale di cui vado fiera e che mi ha permesso di diventare più aperta di spirito e scoprire mondi diversi da quello cui ero abituata. Per esempio, non avevo mai avuto contatti con un ebreo o vissuto il mese del Ramadan, non mi era mai capitato di chiacchierare con un cinese che mi spiegasse come si vive nel suo paese, non avrei mai pensato di partecipare a matrimoni indiani. Questa è la ricchezza che ho guadagnato e che molti invidiano. Tuttavia, quando le persone invidiano le mie esperienze, i miei viaggi e il mio lavoro vorrei rispondere che “non è tutto oro quello che luccica” e che non è facile prendere e partire lasciando tutto alle spalle senza sapere quello che s’incontrerà.
Alle persone che a volte elogiano il mio “coraggio” vorrei rispondere che non è coraggio, è necessità! Il vero coraggio per me è quello delle persone che restano e cercano davvero di lottare contro la crisi inventandosi un lavoro, trovando nuove idee e faticando per ritagliarsi uno spazio vitale in un paese cosi difficile. Perché io, in un momento di crisi economica e sociale come quello che sta vivendo l’Italia ho preferito “scappare” e trovare una via migliore altrove.
A volte mi rendo conto di provare sentimenti contrastanti nei confronti della mia situazione di giovane emigrata: sono felice di aver percorso questa strada, triste perché lontana dalla mia terra, risentita nei confronti di quella tipologia d’italiani che si lamenta della crisi del mercato del lavoro ma che alla fine preferisce non fa nulla per cambiare, orgogliosa di tutti i miei coetanei connazionali che sono rimasti in Italia e che, nonostante tutto, hanno trovato una soluzione ad una situazione che molti definiscono senza uscita. Sono queste le persone con cui un giorno spero di lavorare... nel mio Paese!